p 118 .

Paragrafo 1 . La formazione di Descartes.

                                                                   

Il 10 novembre 1618, all'et di ventidue anni, Ren Descartes(2) si
fa  tradurre dal fiammingo un manifestino che un povero  matematico
aveva  fatto  affiggere per le vie di Brema per proporre  ai  dotti
della  citt  un problema: dimostrare che nella realt  non  esiste
alcun  angolo.  Colui al quale il giovane francese si  rivolge  per
sapere il contenuto di quel testo  Isaac Beeckman, uno studioso

p 119 .

olandese  che  si  andava occupando dei pi  svariati  aspetti  del
sapere   tecnico  e  scientifico,  dall'idraulica  alla   medicina.
Beeckman,  oltre  alla  traduzione del testo  del  problema,  aveva
fornito a Descartes anche il proprio nome e indirizzo. Cos questi,
il  giorno seguente, pot portargli la sua "soluzione". Tra  i  due
nacque  un'amicizia, documentata anche da un significativo  scambio
epistolare  su  una  molteplicit di questioni scientifiche,  dalla
caduta dei gravi, alla possibilit di macchine volanti, ai suoni, a
problemi matematici. Isaac Beeckman annota sul suo diario:  "Questo
giovane di Poitou(3) ha avuto a che fare con molti gesuiti e  altri
studiosi  e uomini dotti. Eppure dichiara di non avere mai  trovato
nessuno, all'infuori di me, che usasse il metodo di studio  di  cui
mi   servo,   e   che  unisse  accuratamente  la  fisica   con   la
matematica"(4).
     Come  si  vede, la preoccupazione di unire "accuratamente"  la
fisica   con   la   matematica  sembra  cominciare  ad   affermarsi
nell'Europa  del  diciassettesimo secolo  e  il  giovane  Descartes
indirizza i propri interessi proprio in quella direzione. In alcuni
suoi  scritti,  di cui troviamo traccia nei diari di Beeckmann  del
1618,  egli parla di "miei fondamenti della meccanica"  e  di  "mia
algebra  geometrica"(5).  E  ancora  l'anno  successivo,  Descartes
scrive  all'amico  di  avere l'intenzione, se riuscir  a  superare
l'indolenza, di scrivere di meccanica e di geometria(6).
     Descartes  comincia  a  intuire  che,  per  il  suo  carattere
universale,  il sapere matematico pu rappresentare  uno  strumento
formidabile  per  qualsiasi  tipo di conoscenza,  visto  che  si  
dimostrato  utile sia a soddisfare le esigenze di una  speculazione
astratta  ("contentare  i curiosi"), sia ad  alleviare  le  fatiche
degli uomini grazie alle sue applicazioni alla tecnica(7).
     Delle due parti della matematica, quella teorico-speculativa e
quella  pratico-tecnica, Descartes, contrariamente  a  quanto  far
Newton,  sembra  privilegiare la prima:  affascinato  dai  successi
dell'applicazione della matematica alle arti meccaniche, egli  mira
a qualcosa di "pi alto e importante"(8).

p 120 .

La visione.

A partire dall'antica sapienza prefilosofica la conoscenza  legata
alla  visione. Le sacerdotesse degli oracoli riuscivano a  "vedere"
la  volont  degli  di,  nascosta ai pi. Dopo  la  nascita  della
filosofia, la struttura di fondo del nuovo sapere, la teoria - come
rivela  il  suo stesso nome -, si basa sulla visione(9),  le  idee,
cio il prodotto della mente, della facolt di pensare (per Platone
la  pura  e  semplice  realt),  hanno  nel  loro  nome  la  radice
indoeuropea id che, attraverso il latino video,  giunta  fino  al
nostro vedere.
     La  visione  dell'Essere ha quasi sempre  trasceso  la  realt
sensibile e spesso la ha negata: la teoria di Aristotele contro ci
che  Galileo  vedeva  con il suo telescopio. La  visione  immediata
della mente, l'intuizione, aveva consentito nel corso dei secoli di
porre "fondamenti fermi e solidi" del sapere: si pensi al carattere
assiomatico della matematica.
     Ebbene,  pochi  mesi dopo avere dichiarato a Beeckman  la  sua
intenzione  di  scrivere di meccanica e di  geometria,  il  giovane
Descartes  ha  una visione, o meglio una serie di  visioni:  il  10
novembre  1619 egli trova "i fondamenti di una scienza meravigliosa
(mirabilis scientiae fundamenta)"(10) e quella stessa notte fa  tre
sogni  che  gli  chiariscono  il  senso  della  sua  scoperta.   Un
riferimento  esplicito  a quel momento si  trova  all'inizio  della
seconda   parte   del   Discorso  sul  metodo:   di   fronte   alla
frammentazione  delle  scienze e alla  natura  contraddittoria  del
sapere,    necessario  trovare un metodo  che  unifichi  tutte  le
scienze e che elimini le contraddizioni(11).
     La  scoperta del 10 novembre 1619  proprio questa: esiste una
chiave  per  la soluzione del problema della contraddittoriet  del
sapere,  una mathesis universalis, cio l'individuazione  di  pochi
criteri  di  indagine  semplici e chiari che possano  applicarsi  a
tutti i settori della conoscenza.
     Nel  primo  sogno  chiarificatore Descartes  fu  terribilmente
spaventato  da  alcuni fantasmi e riusciva a camminare  con  grande
difficolt  poggiandosi  tutto sul fianco  sinistro  per  una  gran
debolezza  che aveva al lato destro; mentre era cos in  difficolt
un  vento  impetuoso lo trascin davanti ad un collegio.  Pens  di
entrare nella chiesa del collegio per pregare e, dirigendovisi,  si
accorse  di  aver  sorpassato, senza  salutarla,  una  persona  che
conosceva; cerc di tornare indietro, ma il vento lo spingeva verso
la  chiesa;  intanto dal centro del cortile del  collegio  un'altra
persona  lo  chiam  dicendogli che aveva qualcosa  da  dargli:  si
trattava di un frutto esotico. Descartes fu sorpreso dal fatto  che
tutte le persone che erano intorno a colui che gli aveva donato  il
frutto  erano ben salde in piedi, mentre lui continuava  ad  essere
curvo  e  traballante,  nonostante  il  vento  fosse  diminuito  di
molto(12).
     Nel  secondo  sogno Descartes sent un gran  tuono,  apr  gli
occhi e vide per tutta la stanza scintille infuocate(13).
     Nel terzo sogno trov sul tavolo un libro che non ricordava di
averci  lasciato:  si trattava di un Dizionario.  Subito  dopo  gli
capit sotto mano un
     
     p 121 .
     
     altro libro di cui ignorava la provenienza: si trattava di una
raccolta  di poesie di vari autori e, apertolo, gli capit  davanti
il  verso Quod vitae sectabor iter? ("Quale percorso sceglier  per
la  mia  vita?"). Subito dopo un uomo sconosciuto gli  present  un
componimento in versi che cominciava con le parole Est et non  ("S
e  no"). Descartes disse di conoscerlo e raccont all'uomo di  aver
avuto  poco  prima tra le mani un dizionario che poi  era  sparito,
quando  ecco che il Dizionario ricomparve sul tavolo,  ma  non  pi
integro  come  la prima volta; cerc sulla raccolta  di  poesie  la
lirica  che  cominciava con Est et non, ma non riusc a trovarla  e
propose  di  mostrargliene una, forse pi bella, che  iniziava  con
Quod  vitae sectabor iter?, ma non riusc a trovare nemmeno  quella
e, mentre sfogliava il libro incontr molti piccoli ritratti incisi
che non conosceva: era certamente una edizione diversa da quella  a
lui nota. A questo punto uomo e libri scomparvero(14).
     Dopo  aver fatto il terzo sogno, Descartes era dubbioso se  si
trattasse  di  un  sogno  o di una visione,  ma  "non  solo  decise
dormendo che si trattava di un sogno, ma prima ancora di svegliarsi
lo  interpret"(15). Il Dizionario rappresentava tutte  le  scienze
riunite insieme; la raccolta di poesie di vari autori non era altro
che  la Filosofia e la Saggezza riunite; l'incertezza sulla via  da
scegliere  per  la propria vita rappresentava il  consiglio  di  un
saggio.  A  questo punto Descartes si svegli e continu  ad  occhi
aperti l'interpretazione del sogno: con il componimento Est  e  non
"intendeva  la  falsit  delle conoscenze  umane  e  delle  scienze
profane".   Soddisfatto   di  questa  sua   interpretazione,   "os
persuadersi che era lo Spirito di Verit che aveva voluto  aprirgli
con  tale  sogno  i  tesori  di tutte le  scienze"(16).  Il  giorno
seguente  Descartes interpret anche i primi due sogni:  il  frutto
esotico  che gli si voleva regalare rappresentava "l'incanto  della
solitudine",  il  vento che lo spingeva verso la  chiesa  "non  era
altro che il cattivo genio (malus Spiritus) che cercava di gettarlo
per  forza  in  un luogo in cui voleva andare volontariamente";  il
tuono  del secondo sogno "era il segnale dello Spirito della Verit
che scendeva su di lui per possederlo"(17).
     La  visione di Descartes, descritta e interpretata  in  pagine
contemporanee all'evento, lascia realmente la propria  impronta  in
tutta  la  sua  successiva  attivit di ricerca  scientifica  e  di
elaborazione  filosofica: la lotta tra lo Spirito di  Verit  e  il
cattivo  genio che vuol sopraffare chi cerca da solo la  via  della
Verit  e non tocca chi accetta le verit precostituite; il bisogno
di  unificare tutte le scienze; l'importanza dell'incertezza e  del
dubbio.
     
Il fine degli studi.
     
Ren  Descartes  studia  per  nove anni  in  uno  dei  collegi  pi
prestigiosi  dell'Europa dei suoi tempi, quello dei  gesuiti  a  La
Flche, convinto che con lo

p 122 .

studio  si  potesse acquisire "una conoscenza chiara  e  sicura  di
tutto  ci  che   utile alla vita"(18). Ma, appena  terminati  gli
studi, egli confessa di essere stato costretto a cambiare opinione:
"perch  mi  trovai  intricato in tanti dubbi  ed  errori,  che  mi
sembrava  di non aver cavato altro profitto, cercando di istruirmi,
se non questo: di avere scoperto sempre pi la mia ignoranza"(19).
     Lasciati i libri, convinto di trovare "molto pi di verit nei
ragionamenti che ognuno fa riguardo agli affari suoi, per  i  quali
egli    punito subito se sbaglia, che non in quelli di chi, chiuso
nel  suo  studio,  sta  attorno a speculazioni  di  nessun  effetto
pratico"(20), Descartes decise "di non cercare altra scienza  fuori
di  quella  che  potevo trovare in me stesso e nel gran  libro  del
mondo"(21).
     Ecco  ricomparire l'immagine fondamentale che  sta  alla  base
della  nascita della scienza moderna: il gran libro del  mondo.  Ma
Descartes  la  fa precedere da un altro elemento: "me  stesso",  il
soggetto, l'io (ego).
